Recessione gengivale: la guida clinica su cause, diagnosi e trattamenti da Dentisti Cutrera

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La recessione gengivale è la condizione in cui il margine della gengiva si abbassa, esponendo la radice del dente. Non si risolve da sola: il tessuto gengivale perso non si rigenera spontaneamente, ma con una diagnosi precoce e il trattamento adatto è possibile bloccare la progressione e, nella maggior parte dei casi, recuperare il tessuto perso grazie alla chirurgia mucogengivale. In questo articolo trovi la guida clinica completa: cause, segnali da riconoscere, classificazione e trattamenti disponibili oggi nelle sedi di Dentisti Cutrera a Gela e Vittoria.

Cos’è la recessione gengivale

La recessione gengivale (o gengive recesse) è lo spostamento progressivo del margine gengivale verso la zona apicale del dente, con conseguente esposizione della radice. La radice esposta non è rivestita da smalto ma da cemento radicolare, una struttura più porosa e sensibile agli stimoli termici e chimici.

Sul piano pratico, le gengive recesse si manifestano con denti che appaiono visivamente più lunghi del normale e con una sensibilità al freddo, al caldo e al dolce che prima non c’era. Nei casi più avanzati la perdita di tessuto di supporto può compromettere la stabilità del dente.

Gengive recesse con radici esposte e denti visivamente più lunghi — esempio clinico

Come si misura: la classificazione di Miller

La gravità della recessione si valuta secondo la classificazione di Miller, che distingue quattro gradi:

Classe I: la gengiva si è ritirata, ma non ha ancora raggiunto la linea mucogengivale. La copertura completa della radice è prevedibile con il trattamento.

Classe II: la recessione supera la linea mucogengivale. Non c’è ancora perdita di tessuto osseo o gengivale nelle aree interdentali. La copertura completa è ancora possibile.

Classe III: è presente perdita ossea o di tessuto molle nelle aree interdentali. La copertura parziale è prevedibile; quella completa non lo è.

Classe IV: perdita ossea e gengivale significativa con spostamento del dente. La copertura della radice è molto limitata.

La classificazione orienta direttamente la scelta del trattamento: nei gradi I e II si ottengono i risultati migliori con la chirurgia mucogengivale. Per questo diagnosticare le gengive recesse nella fase iniziale è l’elemento che cambia il risultato finale.

Perché le gengive si ritirano: le cause più comuni

Le cause della recessione gengivale sono spesso multiple e si sovrappongono. Identificarle correttamente aiuta nella scelta del piano terapeutico adatto alle esigenze del singolo paziente.

Spazzolamento aggressivo e microtraumi meccanici

È la causa più frequente. Usare uno spazzolino a setole dure o esercitare una pressione eccessiva produce un’abrasione meccanica ripetuta sul tessuto gengivale. Nel tempo, la gengiva risponde ritirandosi. Anche il filo interdentale usato con forza eccessiva e i piercing orali rientrano nella stessa categoria di microtraumi cronici.

Malattia parodontale: gengivite e parodontite

La parodontite, comunemente chiamata piorrea, è un’infezione batterica che distrugge progressivamente i tessuti di supporto del dente: gengiva, legamento parodontale e osso alveolare. Le gengive recesse sono spesso la conseguenza visibile di una malattia parodontale non trattata o trattata tardivamente. La gengivite, stadio infiammatorio iniziale, se trascurata evolve in parodontite e, da qui, in recessione gengivale permanente.

Predisposizione genetica e biotipo gengivale sottile

Alcune persone presentano un tessuto gengivale strutturalmente sottile e poco cheratinizzato. Questo biotipo è geneticamente determinato e rende la gengiva più vulnerabile a qualsiasi stimolo meccanico o infiammatorio. Chi ha un biotipo sottile può sviluppare gengive recesse anche con un’igiene corretta, semplicemente perché il tessuto ha una riserva biologica ridotta.

Bruxismo, malocclusione e forze occlusali eccessive

Il digrignamento notturno (bruxismo) e la malocclusione dentale generano forze eccessive sulle radici. Queste forze non producono dolore diretto alle gengive, ma nel tempo creano una tensione meccanica che favorisce il ritiro del margine gengivale, soprattutto nei denti più esposti alle interferenze occlusali come canini e premolari.

Fattori sistemici e comportamentali

Il fumo riduce la vascolarizzazione gengivale e maschera i segnali di infiammazione (spesso le gengive dei fumatori non sanguinano anche quando la malattia parodontale è attiva). Il diabete non controllato compromette la risposta immunitaria e accelera la distruzione parodontale. Le variazioni ormonali (gravidanza, menopausa) aumentano la sensibilità delle gengive. I disturbi alimentari come bulimia e anoressia, la carenza di vitamina C e lo stress cronico completano il quadro dei fattori sistemici rilevanti.

Come riconoscere le gengive recesse: i segnali

La recessione gengivale procede lentamente e spesso senza dolore acuto. Per questo molti pazienti si accorgono del problema solo quando la gengiva si è già abbassata in modo visibile. Esistono però segnali precoci che, se riconosciuti, consentono di intervenire nelle fasi più favorevoli al trattamento.

Denti visivamente più lunghi. La gengiva abbassata modifica le proporzioni del dente. I canini e i premolari sono i più colpiti: si vede comparire il colletto giallastro della radice, diverso per colore dall’area coronale coperta da smalto.

Sensibilità al freddo, al caldo e agli alimenti dolci. È il segnale più frequente e spesso il primo a comparire. La dentina esposta, priva della protezione dello smalto, risponde agli stimoli termici e chimici con una sensazione acuta e breve.

Sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento. Indica un’infiammazione attiva in corso. Non sempre è presente nella recessione pura, ma quasi sempre compare quando la causa sottostante è di natura parodontale.

Bordo gengivale irregolare o scalinato. La gengiva ha perso il suo profilo regolare. Guardando i denti si notano dislivelli tra il margine di un dente e quello adiacente.

Spazi neri tra i denti. La perdita di tessuto nelle aree interdentali crea i cosiddetti “triangoli neri”, visibili soprattutto nel sorriso frontale.

Mobilità dentale. Solo nelle fasi avanzate. La perdita di osso e di tessuto di supporto riduce la stabilità del dente nella propria sede.

Riconoscere anche uno solo di questi segnali è sufficiente per prenotare una visita. Prima si interviene, più semplice e conservativo è il trattamento.

Seduta di igiene orale con protocollo GBT per il trattamento delle gengive recesse

Trattamenti per le gengive recesse: le opzioni disponibili oggi

Non esiste un trattamento unico valido per tutti: la scelta dipende dalla classe di Miller, dalla causa identificata e dalla situazione clinica complessiva. Il piano terapeutico si costruisce dopo una valutazione accurata, che include sondaggio parodontale, esame radiografico e analisi delle abitudini di igiene.

Terapia parodontale non chirurgica: protocollo GBT e levigatura radicolare

Nelle fasi iniziali, o prima di qualsiasi intervento chirurgico, si parte sempre dall’eliminazione dell’infiammazione attiva. Nella nostra sede utilizziamo il protocollo GBT (Guided Biofilm Therapy): una tecnologia avanzata che visualizza e rimuove il biofilm batterico in modo preciso e confortevole, senza ultrasuoni tradizionali e senza fastidio per le gengive sensibili. A questa si affianca, nei casi con coinvolgimento parodontale profondo, la levigatura radicolare per bonificare le tasche gengivali.

La terapia non chirurgica è il punto di partenza obbligatorio: stabilizza l’infiammazione, migliora la salute dei tessuti e prepara la gengiva per la fase chirurgica quando necessaria.

Innesto di tessuto connettivale: il gold standard per le gengive recesse

L’innesto di tessuto connettivale subepiteliale (CTG, Connective Tissue Graft) è considerato il trattamento di riferimento per la copertura radicolare nelle recessioni di classe I e II. Un piccolo prelievo di tessuto connettivale dal palato viene posizionato e suturato a coprire la radice esposta. I risultati estetici e funzionali a lungo termine sono documentati da decenni di letteratura scientifica.

Fonte scientifica

Approfondimento basato sulla letteratura scientifica

Una revisione sistematica con meta-analisi pubblicata su PubMed ha confrontato l’innesto di tessuto connettivale (CTG) con matrici dermiche acellulari per il trattamento della recessione gengivale di classe I e II. I dati di 24 studi clinici randomizzati, per un totale di 587 pazienti, confermano che il CTG rimane il trattamento di riferimento per il guadagno di tessuto cheratinizzato, con risultati stabili e predicibili nel lungo termine.

Leggi lo studio su PubMed ↗

Journal of Thoracic Disease / PubMed PMID 35927781 • 2022

Lembo coronalmente avanzato (CAF)

In casi selezionati, soprattutto quando il tessuto gengivale esistente è sufficiente, si utilizza il lembo coronalmente avanzato: la gengiva viene mobilizzata e spostata coronalmente a coprire la radice senza necessità di prelievo dal palato. Riduce i siti chirurgici e il disagio post-operatorio. Spesso viene combinato con membrane o matrici dermiche di nuova generazione che amplificano il risultato rigenerativo.

Materiali sostitutivi e tecniche mini-invasive

Le tecnologie più recenti includono matrici di collagene xenogeniche e membrani riassorbibili che riducono o eliminano il prelievo dal palato. Sono particolarmente utili nei casi con recessioni multiple o quando il sito donatore è insufficiente. I risultati a 12 mesi sono comparabili all’innesto connettivale classico per la copertura radicolare, con un comfort post-operatorio superiore per il paziente.

Tutti questi interventi vengono eseguiti in anestesia locale. Prima di ogni iniezione applichiamo una crema anestetica topica preparata da una farmacia specializzata: nella grande maggioranza dei casi i pazienti riferiscono di non aver avvertito alcun fastidio durante la procedura. Per chi presenta ansia elevata è disponibile anche la sedazione cosciente.

Come prevenire la recessione gengivale

La recessione gengivale nella grande maggioranza dei casi si previene o si rallenta significativamente con abitudini corrette e controlli periodici.

Tecnica di spazzolamento. Usa sempre uno spazzolino a setole morbide con movimenti verticali delicati, dalla gengiva verso il dente. La pressione deve essere minima: è la tecnica che pulisce, non la forza. Il nostro team di igiene ti mostra la tecnica corretta durante ogni seduta GBT.

Controlli periodici. La recessione progredisce in silenzio. Solo un esame clinico regolare con sondaggio parodontale permette di intercettarla nelle fasi iniziali, quando il trattamento è più conservativo e i risultati sono migliori.

Igiene professionale. La placca batterica sotto-gengivale non si rimuove con lo spazzolino domestico. Le sedute GBT periodiche eliminano il biofilm in profondità, riducono l’infiammazione e proteggono i tessuti gengivali nel tempo.

Valutare il bruxismo. Se digrigni i denti di notte, un bite su misura riduce le forze occlusali sui denti e protegge sia le gengive che il tessuto osseo sottostante.

Come curiamo le gengive recesse a Gela e Vittoria

Nelle sedi di Dentisti Cutrera a Gela e Vittoria, il percorso per le gengive recesse inizia sempre con l’ascolto. Durante la prima visita il medico ti chiede cosa stai vivendo, quali segnali hai notato e da quanto tempo.

Dopo l’anamnesi raccogliamo i dati clinici: sondaggio parodontale, documentazione fotografica e, dove necessario, diagnostica radiografica. Il piano terapeutico viene spiegato con parole semplici: cosa si farà, in quale ordine, con quali tempi.

Il percorso standard prevede una prima fase di bonifica con il protocollo GBT per stabilizzare l’infiammazione. Se il caso lo richiede, si procede nella seconda fase con la chirurgia mucogengivale, con tempi concordati e un referente clinico unico dall’inizio alla fine. Dopo ogni intervento ricevi istruzioni scritte personalizzate e il numero diretto del medico per qualsiasi dubbio. Il controllo post-operatorio è già programmato prima che tu lasci lo studio.

Prenota la tua prima visita nelle sedi di Gela (Via Venezia, 109) o Vittoria (Via XX Settembre, 271 A.ter).

Domande frequenti sulle gengive recesse

No. Il tessuto gengivale perso non si rigenera spontaneamente. Con la chirurgia mucogengivale è però possibile recuperarlo in modo stabile e duraturo.

Prima si elimina l’infiammazione con la terapia parodontale (GBT). Nei casi avanzati si interviene con la chirurgia mucogengivale, come l’innesto di tessuto connettivale.

No. Spesso la recessione è silenziosa. Il segnale più frequente è la sensibilità al freddo. Per questo i controlli periodici sono fondamentali: intercettano il problema prima che diventi visibile.

Il fastidio post-operatorio si risolve in media in 5-7 giorni. La guarigione completa richiede alcune settimane. Riceviamo istruzioni scritte e un controllo programmato subito dopo l’intervento.

Sì, è una delle cause più frequenti. Una pressione eccessiva o le setole dure abradono la gengiva nel tempo. Uno spazzolino morbido e la tecnica corretta riducono significativamente questo rischio.

Diventa grave quando supera la linea mucogengivale (classe III-IV di Miller), con perdita ossea associata. In questi casi la copertura completa della radice non è più prevedibile: intervenire prima è essenziale.

Nei casi lievi bastano 2-4 sedute di GBT. Se è necessaria la chirurgia, si aggiungono una o più sedute operatorie con controlli ravvicinati. Il piano esatto si definisce durante la prima visita.

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